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Il nuovo articolo di Oreste Pollicino all'interno della rubrica "Mappe Digitali" per Milano Finanza

Ha fatto discutere nei giorni scorsi un intervento pubblicato sul Financial Times con cui un alto dirigente di Google ha messo in guardia l’Unione Europea dal rischio di trasformare la legittima aspirazione alla sovranità digitale in una politica fatta di nuovi muri tecnologici. Il messaggio è diretto: se l’Europa nel tentativo di ridurre la propria dipendenza da operatori extra-Ue finisce per limitare l’accesso alle tecnologie più avanzate, rischia di compromettere proprio quella competitività industriale che vorrebbe rafforzare.

La questione arriva in un momento delicato per il progetto europeo. Negli ultimi anni Bruxelles ha costruito il sistema regolatorio digitale più ambizioso al mondo: Digital Markets Act, Digital Services Act, Data Act e ora l’AI Act hanno definito un modello che mette al centro tutela dei diritti fondamentali, responsabilità delle piattaforme e sicurezza degli utenti. L’Europa è diventata di fatto il principale esportatore globale di standard regolatori. Ma proprio mentre questo impianto prende forma il contesto geopolitico e industriale è cambiato con grande rapidità: tecnologia, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale sono ormai asset strategici su cui si gioca la competizione tra potenze.

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