Il 3 giugno la Commissione europea ha presentato il pacchetto sulla sovranità tecnologica europea. Non è un passaggio minore, né una delle tante iniziative che si aggiungono alla già densa agenda digitale dell’Unione. È, almeno nelle intenzioni, il tentativo di correggere uno squilibrio che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: l’Europa ha prodotto molte regole per governare il digitale, ma non abbastanza infrastruttura per non dipendere da tecnologie, piattaforme, cloud, semiconduttori e modelli sviluppati altrove. Il pacchetto comprende due proposte legislative, il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act, insieme alla strategia europea sull’open source e a una roadmap per digitalizzazione e intelligenza artificiale nel settore energetico. La Commissione lo presenta come un insieme di misure per rafforzare la capacità europea in semiconduttori, intelligenza artificiale, cloud e open source, e quindi per accrescere autonomia digitale, resilienza e sostenibilità del continente.

Pollicino: “Trump non gradirà ma è in gioco la nostra libertà”, con O. Pollicino, La Repubblica, 03 Luglio 2026
Il principio affermato dall’UE nel caso Google potrebbe fare scuola anche nell’era dell’AI, dove l’integrazione nei motori di ricerca rischia di incidere direttamente sulla libertà di accesso alle informazioni.




