Che l’intelligenza artificiale stia modificando il lavoro degli studi legali non è una novità. Ciò che va invece osservato è la selezione di strumenti sempre più presenti nel mercato in grado di supportare il lavoro del legale non solo nella redazione assistita di testi ma soprattutto nella ricerca, nell’analisi e nella classificazione di atti precedenti e decisioni giudiziarie. Il valore di questi strumenti dipende però dalla qualità e dalla liceità dei dati che li alimentano. Quando si tratta di norme e massime il problema è relativamente semplice. Quando invece si tratta di sentenze contenenti dati personali, e in particolare informazioni relative a condanne penali, la questione diventa delicata.

La linea sottile che separa la difesa dell’impresa e il controllo di chi ci lavora
Il nuovo articolo di Oreste Pollicino all’interno della rubrica “Mappe Digitali” per Milano Finanza




